29
Agosto
2011

KEITH EMERSON: THE SHOW THAT NEVER ENDS

KEITH EMERSON: THE SHOW THAT NEVER ENDS 

Keith Emerson is back in Italy, this time with new musicians: Marc Bonilla on vocal & guitar, Phil Williams on bass and Pete Riley on drums. English version



Rome, July 10, Villa Ada: the best performance in Italy: Keith Emerson was very expressive.

As it was possible, initially some people preferred to see the show standing close to the stage, rather than be seated far away.

A little later, gradually, more people braved the crowd to see keith Emerson at close range.Together with the mature audience there were many young people too, unfamiliar with progressive rock but magnetically attracted all the same.

Keith entered the stage with the italian flag on his shoulders, to celebrate the italian victory at the Football World Championship.

The band started with “ Welcome back my friends to the show that never ends”(Karn Evil 9).

Then they played some ELP hits: Bitches crystal, Living sin, Hoedown, Tarkus, Toccata con fuoco (from the Piano Concerto no1), From the beginning, Touch and go, Fanfare for the common man.

Not-to-be-missed: Honky tonk train blues, in a medley of jazz piano pieces, Lucky man, Nutrocker (rearranged and enhanced with more excerpts from Tchaikowskij ballet).

They also played some Nice famous hits: Country Pie, Rondò, Karelia Suite,America.

There was no lacking of Keith’s typical feats of virtuosity like playing Bach’s fugue on the opposite side of the keyboard, doing special effects with the ribbon controller, playing accordion.

Energetic and indefatigable, Keith seemed to have a special enjoyement and fun in playing his music.

The exciting show featured a series of historic hits with new interesting arrangements and entirely new pieces too, with hard rock interludes perfomed by Marc Bonilla.

At the end of the show Keith played the italian hymn and then the band gave three encores because the audience was never satisfied and didn’t want to go away.

Surely, of all the cities in ItalyRome is the most familiar with K. Emerson’s concerts: the romans appreciate him very much and also expect a lot. And Keith realized that on July 10 and responded in kind.

After the perfomance he was generous and friendly with anyone who waited for him to greet him.

Less exciting was the concert at the Castle of Vigevano on July 15. Keith seemed to be in a strange mood: he looked a bit nervous. The band gave only one encore and after the performance Keith signed only a few autographs, stating that he was tired.

In Savona, at Fort Priamar, on July 16, the band played on a large stage and the audience was farther removed . The strictly enforced rules for all , even for the media, created too much distance between the audience and the artists: it was not the suitable atmosphere for a rock concert. Sold out show, suggestive place, entranced and well-behaved audience, only one encore and some autographs at the end.

In Vigevano I was be able to interiew Keith Emerson ten minutes before the show, in the dressig room.

9.50 p.m.: all around loud sounds and noises, while Keith was warming up on a keyboard.

I couldn’t hide my discomfort with the circumstances.

J.: Keith, have you finished to compose the PianoConcerto no 2?

K.: At the moment the manuscript is in sketches. I screw it around in different places just like a hobby. Sometimes, when I’m in the mood, I’m very tempted, as I normally am, to steal ideas from it, when I’m pressed and I have no ready pieces. But it would obviously spoil the whole idea. So I keep this work separated from any other of going projects.

J.: Which is the best Hammond sound in all your production , in your opinion?

K.: In recordered pieces: I have it now. The perfect sound now depends on the place of recording.

J.: Why didn’t you ever play “ The three Fates” in concert?

K.: Because at that particular time , with ELP we would play it through and then basically certain parts of the concert to feature us individually and I ended up playing other pieces , piano pieces.

J.: Did you compose “Pirates” for trio or for orchestra?

K.: I composed it for ELP, for trio.

J.: In the album there is an orchestral version.

K.: Yes, the orchestral version is just added. I imagined it as orchestral.

J.: Do you ever compose at the table , without the piano?

K.: Yes.

J.: Difficult.

K.: Manuscript.

J.: Whose voice is the one of the Bridge Computer in the 3rd Impression that says: “I’m perfect, are you?”

K.: Mine.

J.: You’ve played “From the beginning” at the piano , at the concert in Rome. Do you have a recording of it?

K.: No, not yet...Oh, well, we do have a recording of Rome : maybe it’s there.

J.: Are you planning to do a new album with new pieces?

K.: Yes, in studio.

J.: With classical pieces too?

K.: Yes, by Ginastera.

J.: When are you coming back to Italy?

K.: When do you want me back?

J.: As soon as possible.

K.: Yes

Jolanda Dolce
con la band di K. Emerson

Versione Italiana

KEITH EMERSON BAND: TOUR ITALIANO

Keith Emerson torna in Italia, questa volta con nuovi musicisti: Pete Riley (batteria), Phil Williams (basso), Marc Bonilla (chitarra e voce). Il tour è partito dagli U.S., per arrivare in Europa, con date in Ungheria, in Austria, in Italia ed a Londra.

Roma, Villa Ada, 10 luglio, il concerto migliore, un gran successo. 

Il servizio d’ordine mancava, e così tanta gente, invece che stare seduta, ha preferito godersi lo spettacolo in piedi , vicino al palco. E così poco dopo il concerto si è trasformato in una sorta di happening in cui tutti si alzavano dalla propria sedia per conquistare un posto in piedi in mezzo alla folla sotto il palco, come negli anni ’70. Ma tutti molto rispettosi dei musicisti ed avidi di buona musica. Insieme a tanti nostalgici un po’ attempati c’erano anche tanti giovani digiuni di progressive che non hanno mai mollato la postazione.

K. Emerson ha dato il meglio di sé ed ha riproposto anche alcuni suoi show preferiti: suonare Bach dalla tastiera al contrario, giocare con il ribbon controller con il getto di fuoco.

Ha celebrato la vittoria italiana del campionato di calcio entrando sul palco con addosso una bandiera italiana. Ha suonato anche la fisarmonica e l’armonica a bocca.

La band ha esordito con un cavallo di battaglia degli ELP:”Welcome back my friends to the show that never ends”. Sempre degli ELP ha suonato: Bitches crystal, Living sin, Hoedown, Touch and go, Fanfare for the common man, From the beginning (in una nuova versione con il piano), Tarkus, Toccata con fuoco (dal Piano Concerto n.1). E naturalmente ha suonato anche i successi dei Nice , a cui Keith Emerson è sempre molto affezionato: Country Pie, Rondò, America, Karelia Suite.

Immancabili: Honky tonk train blues, in una improvvisazione mista con brani jazz, Lucky man, Nutrocker, riarrangiato ed arricchito con altri inserti tratti dal balletto di Tcaikowskij.

Instancabile, in un turbinio di virtuosismi, Keith ci ha proposto una carrellata di successi storici con dei nuovi , interessanti arrangiamenti, e dei brani nuovi . Sembrava proprio avere il gusto e la gioia di suonare, oltre al divertimento.

Un Keith Emerson grintoso in uno spettacolo trascinante con intermezzi rock proposti da M. Bonilla, ha suonato alla fine “Fratelli d’Italia” al moog ed ha concesso ben tre bis perché il pubblico romano non si accontenta mai.

Sicuramente il pubblico di Roma è il più abituato ai suoi concerti, lo apprezza molto e pretende anche molto. E Keith lo ha capito , e il 10 luglio ha dato molto. Anche dopo il concerto è stato molto disponibile e socievole con tutte le persone che lo hanno atteso per salutarlo.

Meno brillante il concerto al Castello di Vigevano del 15 luglio: Keith era di umore strano e sembrava un po’ nervoso. Ha concesso un solo bis ed alla fine del concerto ha rilasciato pochi autografi , dichiarando di essere stanco.

Nonostante il Castello fosse un posto degradato, la società organizzatrice G.D.Acoustic lo ha reso ospitale cercando di accontentare Keith in tutti i suoi desideri e venendo incontro alle esigenze della band, dello staff e della stampa mettendoci a disposizione un servizio d’ordine molto efficiente.

I posti erano solo in piedi ma il pubblico è stato molto rispettoso delle regole imposte dalla sicurezza, pur senza nascondere slanci di entusiasmo.

Il 16 luglio, a Savona, invece la K.Emerson Band ha suonato in un grande palcoscenico nel suggestivo interno della Fortezza Priamar , dinanzi ad un pubblico, sistemato in comodi posti in gradinata. L’organizzazione era della Energie Multimediali. La rigorosa distanza tra il pubblico e la scena ed il rigoroso divieto di avvicinarsi per la stampa e lo staff hanno reso l’atmosfera troppo astratta, poco adatta ad un concerto rock. Posti tutti esauriti, pubblico incantato e composto, un solo bis e qualche autografo finale.

A Vigevano, nonostante l’ostilità dei promoters, Keith Emerson mi promette un’intervista, per la verità, rimandata due volte.

Ore 21.50, dieci minuti prima del concerto: sono l’unica giornalista che il permesso di accedere al suo camerino. Keith risponde alle mie domande mentre si esercita su una tastiera a basso volume. Intorno c’è molta confusione e frastuono perché anche gli altri stanno provando. Non nascondo che sono un po’ a disagio.

J.: Keith, hai terminato di scrivere il Piano Concerto n. 2?

K.: Al momento c’è solo il manoscritto abbozzato. Quando sono ispirato mi diverto a rimescolarne le parti: talvolta sono tentato di rubare qualche idea da questo, come spesso faccio quando sono oppresso da esigenze commerciali e non ho altri brani pronti. Ma poi penso che rovinerei sicuramente l’intera idea. Allora tengo questo lavoro separato da altri progetti.

J.: Qual è il miglior sound che hai ottenuto dall’Hammond in tutta la tua produzione?

K.: Quello di adesso. E poi dipende molto dalla registrazione.

J.: Hai composto “Pirates”per trio o per orchestra?

K.: Per ELP , per trio.

J.: Allora perché nel disco c’è la versione orchestrale?

K.: L’orchestra è stata aggiunta . In realtà l’ho composta per trio ma l’ho immaginata per orchestra.

J.: Perché non avete mai eseguito “The three Fates” dal vivo?

K.: Perché ci sono delle sovrapposizioni fatte in studio e io avrei finito per suonare pezzi diversi, al piano.

J.: Hai mai composto al tavolo , senza il piano?

K.: Sì.

J.: Difficile.

K.: Manoscritto.

J.: Di chi è la voce del Bridge Computer in “3rd Impression”, quella che dice : “I’m perfect, are you?”

K.: E’ la mia.

J.: “From the beginning” : non l’avevi mai suonata al piano. Lo sai che è molto bella? Ne avete una registrazione?

K.: Non ancora : Anzi, per la verità l’abbiamo registrata al concerto di Roma.

J.: La suonerete anche stasera?

K.: Sì

J.: Hai intenzione di pubblicare un nuovo album con nuovi brani?

K.: Sì , in studio.

J.: Anche con qualche brano classico?

K.: Sì, di Ginastera

J.: Quando torni in Italia?

K.: Quando vuoi che torni?

J.: Al più presto

K.: Sì



La nostra inviata Jolanda Dolce con Keith Emerson

Categories: Musica