29
Agosto
2011

KEITH EMERSON BAND: L'ULTIMO CD/DVD

Negli studi di Los Angeles è stato registrato l'ultimo cd della Keith Emerson Band, con un dvd collegato che racconta l'iter di questa'ultima fatica di Keith Emerson , accompagnato dal chitarrista Marc Bonilla, dal batterista Greg Bissonnette , dal bassista Bob Birch e dal bassista - vocalist Travis Davis.


L'intervista:.......

2 : IGNITION

Abbiamo dipinto un paesaggio sonico con nient’altro che sintetizzatori, che era una specie di radice distesa, con un organo a canne , perché volevo che questo suonasse come se fosse riemerso precisamente qui, con un armamento completamente nuovo. Io ho voluto che questo fosse situato nel fondo di un pianoforte che è una cosa conosciuta. Ho voluto che tutti sapessero, nei primi due minuti dell’album, che Keith mi è stato molto addosso perché tutto fosse sistemato a puntino”.

3: CREATING IN THE BLUE CORNER

KEITH:

(sull’altalena) Benvenuti alla primavera e ai passeri della stravaganza!

Sì, penso che questo album sia veramente figo. Ho incontrato M. Bonilla attraverso Kevin Gilbert: siamo andati in un club e Marc stava suonando una versione di Nutrocker , brano che io suonai con ELP. Fece anche una composizione intitolata “White Noise”. Io andai da Marc, quando finì di suonare, e dissi : “Mi piacerebbe suonare su questo pezzo”.

BONILLA:

E’ come se tu vedessi la scena di una volta nel West: un grande solo di armonica e vedi Henry Fonda spuntare da una nube di calore, molto surreale, e faceva sci acquatico il giorno dopo. Così io sto in barca con KE. : era bizzarro, davvero.

KEITH:

Probabilmente, all’inizio del 2000 ho saputo che a Londra suonava una band chiamata Qango. Così mi sono intromesso quando loro hanno suonato Fanfare e sono riuscito a rompere le tastiere – per inciso – accidentalmente. E il chitarrista era Dave Kilminster.

Poi ho capito che facevamo la stessa cosa e così è stato messo tutto meravigliosamente insieme, e questo è ora noto come la K.Emerson Band.

Dave in seguito doveva partire : aveva impegni con i Pink Floyd, così chiamai Marc Bonilla, e sono stato contento che lui accettasse la proposta.

BONILLA.:

E così io dissi: “Ok, d’accordo”. Ho scoperto che era un matrimonio divertente, era grandioso. E poi nel tour ottenemmo un successo esplosivo. E’ stata una grande sensazione per tutto il tour.

KEITH:

Siamo entrati in una nuova vita : al classico del mio passato abbiamo dato una dimensione diversa. Lui usa le chitarre in modo da renderle orchestrali e crea un effetto di collage orchestrale, con tutti i colori , proprio come io ho composto.

BONILLA:

Al punto in cui eravamo arrivati, durante il tour, abbiamo pensato di fare un album insieme: ci siamo guardati negli occhi e abbiamo pensato:”Sì, forse dovremmo fare qualcosa insieme, il che potrebbe essere molto bello”.

Ma io li ho avvertiti che essere fan di KE significava: “Io so quello che voglio sentire da voi. Se lo esprimete al meglio, allora facciamolo”.

Io ricordo di aver visto un nastro con lui e gli ELP, quando lui insegnava a Carl e Greg le parti della 3rd Impression e guardavo i segnali dai suoi occhi e il linguaggio del suo corpo: era un coinvolgimento completo con la sua arte. E quel fuoco, quella passione, che voglio vedere. E’ questione di stare abbastanza bene per poter esprimere tutto questo.

C’è stato un alto fattore di fiducia che ci ha coinvolto in questa storia.

KEITH :

Questo è quello che vorrei per quest’album, specialmente lavorando con Marc, che ha una grande visione dell’orchestrazione e di come sviluppare le idee. Lui ed io siamo sulla stessa lunghezza d’onda . Quando capita che si parla di musica noi comunichiamo perché abbiamo lo stesso dialogo e ci capiamo subito.

BONILLA

Ho parlato di questo con Steve Porcaro e lui è venuto fuori con un grande mantra e ha detto: “Se Keith avesse 20-21 anni, cosa starebbe facendo ora?” Io ho risposto: “Sì è interessante”. Questa è la cosa che mi ha sempre sconcertato per tutto il tempo: se stava compenetrandosi in qualche cosa, la cosa per cui lui è conosciuto: la grande sintesi, il senso di riuscita e progresso in tutto quello che fa, l’abilità all’organo, la bella fluidità al piano, i modelli eroici di fraseggio e lo spessore tematico con cui lui suona. Può veramente essere un compositore moderno.

KEITH :

La maggior parte delle cose che Marc fa in studio è che mi farà fare una jam e dirà: “Cosa hai suonato?”

“Non lo so”

“No, fallo di nuovo”

“No, io non lo rifaccio, perché molto di quello che io suono è basato sull’improvvisazione”.

Lui deve trascrivere forse con un computer, e se io devo risuonare devo ricordarmi tutto quello che ho fatto.

BONILLA :

Per me era un problema decidere cosa scegliere di usare: imprecavo nell’avere tutto quel materiale. “Non voglio perdere questo…ma anche questo è bello!” Ed era un dilemma per me dover selezionare pezzo per pezzo.

KEITH :

Era importante per me installare i datati strumenti su cui suonavo nei primi giorni inserendo nuove tecnologie, che li facessero rinascere nel loro sound, come il Moog – sistema modulare- , l’Hammond C3 e naturalmente anche il piano acustico.

BONILLA:

Abbiamo usato un programma per ottenere l’effetto degli strumenti indigeni: è un po’ complicato. Stevie mi ha dato chiarimenti sul programma e mi ha detto: “Sai, puoi ottenere tutti i suoni che vuoi se ci perdi un po’ di tempo, perché è complesso. Così abbiamo ottenuto molto materiale. E’ stato magnifico. E abbiamo trovato anche un piccolo assortimento di tritoni. Dal Chord Oasis abbiamo sicuramente ottenuto molto. Sono stati introdotti fischietti; K. Wechsler ha suonato la jewish harp in una parte, un po’ di banjo qua e là e sicuramente molti altri effetti oltre a quelli principali.

KEITH : (con la fisarmonica):

Come fa una donna con le tette grosse?

BONILLA:

Attento!

KEITH WECHSLER:

M. Bonilla ha una bella collezione di chitarre e di attrezzatura e molta bravura sugli strumenti. Ha apportato molti elementi interessanti a quest’album, che è ricco ed accessibile. Ha una soglia limite di alta intensità , diretta verso l’oscuro e l’inquietante, ma tu non hai paura di andare con lui.

Con Keith è diverso. Quando vedi la band dal vivo, lui non solo sa stare sulla linea, ma la oltrepassa, come se avesse due ruote sulla strada e due ruote appese ad una scarpata, reggendosi a malapena alla strada. E’ una cosa esilarante, da equilibrista.

KEITH:

Questo progetto è la continuazione di quello che facevo negli anni ’60 con i Nice e nei ’70 con gli Elp.

BONILLA:

Keith ha un’esperienza di molti anni ed ha ancora molta energia. E’ stata un’unione felice di innovazione ed esperienza ed io penso che tutto quello che ha scritto è probabilmente il meglio che abbia fatto da quando lavora, secondo me.

KEITH :

Sono molto orgoglioso di aver realizzato questo lavoro. Sono orgoglioso del fatto di essere stato incoraggiato da Bonilla e Wechsler.

4: RECORDING AT THE GREENE ROOM

BONILLA:

Il concetto di quest’album è venuto fuori in modo bizzarro . Quando ero ragazzo io andavo sempre in una biblioteca e mi piaceva andare alla ricerca di storie di fantasmi. Guardavo sempre se c’era un libro intitolato “Ghosts, ghosts, ghosts” (fantasmi) e andavo a scartabellare tra le illustrazioni e tutto il materiale di una storia intitolata “House of ocean- born Mary” (La casa di Mary nata nell’oceano).

Ricordo la figura veramente paurosa che veniva fuori e questi bambini la fissavano e c’era uno spettro che avrebbe mostrato loro la casa.

Un giorno, mentre io ero seduto qui, viene Keith, guarda il libro ed esclama: “Oddio, ma io avevo questo libro quando avevo 13 anni! Tu starai scherzando, ma io non ho mai conosciuto nessuno che abbia mai letto questo libro”!

In questa grande opera, intitolata “La casa di Mary, nata nell’oceano”, c’è la relazione tra questa donna che è nata nel mare, e un certo capitano Pedro. Tutti i fatti che succedono nelle loro vite sono relazionati alla condizione umana. Le liriche hanno molti riferimenti alla storia ma hanno anche riferimenti alla società moderna e a come niente sia cambiato nella condizione umana.

KEITH:

Lavorare con Greg, Travis e Paul è stato , ovviamente, sbalorditivo, nel senso che la rapidità con cui loro hanno raccolto nuovo materiale è stata incredibile. Quando trovi musicisti come questi di questo album , che elaborano e sviluppano le cose, è molto più stimolante, perché vai sempre più avanti , improvvisi e cresci.

BONILLA:

Greg Bissonnette ha suonato la batteria per l’album. Appena è arrivato ha fatto una marea di cose – non so come ha fatto- almeno 18-20 pezzi in un giorno, lavorando anche un po’ di domenica mattina. E’ arrivato e ha detto : “Non mi scoraggiate”. Di qualunque cosa abbiate bisogno, io la faccio.

Aveva tutte le carte.

“Tu conosci questi geroglifici e puoi fissarti le note”.

Lui, come un carrarmato si è preso tutta la roba.

Lui usava il fischietto sudamericano mentre noi ci scatenavamo a fare una parte di Malambo che non è facile: è molto più difficile di quanto tu pensi.

Ha fatto partire il fischietto poi ha suonato le percussioni con una mano, i bongos con l’altra e ha suonato…. con l’altra. Sarebbe potuto andare al Santa Monica Pier (molo) e sicuramente avrebbe fatto soldi .

Bob Birch suonava il basso; il mio caro amico di quartiere qui. Suonava con me quando ero col Dragon Choir. E’ molto versatile a suonare il basso e sa cavarsela in tutte le situazioni alla prima volta. Lui e Greg sono cresciuti insieme a Detroit: erano vecchi amici di quartiere, perciò è bellissimo avere questi due ragazzi che giocavano assieme da quando avevano tre anni.

Travis Davis, giovane ragazzo dell’Indiana, venuto fuori 2 anni fa, è uno strumentista incredibile, con Q.I circa 500. Grande vocalist, ha cantato in una delle canzoni alla fine , in “The parting” e ha cantato anche in sottofondo in “The art of falling down”. E contemporaneamente ha suonato il basso.

Noi abbiamo registrato alla sala Greene, a Marc Greene’s Place. Ci sono anche deimicrofoni d’epoca. E’ una sala con un bel suono e lui sa come mettere i microfoni alla batteria e al basso. E’ stato un bravo tecnico del suono ed ha lavorato per Keith Wexler, che produce con me e che ha fatto i mixaggi dell’album con l’assistenza di Marc.

KEITH:

Per quanto mi riguarda, io mi diverto molto a suonare con altri musicisti, infatti la KEBand è un quartetto, il che significa che io mi complimento con loro per i loro soli così come loro si complimentano con me per i miei.

5 : BORREGO SPRINGS

BONILLA :

Abbiamo fatto il video a Borrego Springs, a 20 miglia da Salton Sea (lago salato depresso quasi quanto la Valle della Morte, in una zona desertica nel Sud California), che è il posto più desolato della terra. Il mio amico Michael Tweed è un fotografo che ha avuto l’idea di far bruciare un piano nel deserto. Ho pensato: chiediamo a Keith se vuol fare una cosa del genere. E lui naturalmente è stato d’accordo: è sempre molto attratto da tutto ciò che mette a rischio la vita. Quindi ha risposto: ”Sì, sarebbe molto forte. Di chi sarà il piano che bruceremo?”

Garren Le Combe, che ripara pianoforti, ha colto l’occasione e ha detto: “Io ho un piano che ha la meccanica che non potrò mai più riparare”. Michael ha trovato, tramite un’esplorazione del luogo, Stuart e Bonnie Razor, che hanno una proprietà di 70 acri fuori da Borrego Spring . Hanno trainato questo piano fuori dal centro per fare una scena pirotecnica e hanno cominciato a fare di tutto.

KEITH:

Avevano trovato un piano che accidentalmente aveva preso fuoco.

BONILLA:

Keith disse: “Voglio suonarlo mentre si incendia” . E io ho detto : “Va’ avanti!” Così lui ci è andato: non sapeva cosa avrebbe dovuto fare, ma stava lì come se fosse una cosa normale. “Ehi, guardate, sono nell’ aria e sto girando su un piano: che cos’è questo incendio?

“Niente!”.

Abbiamo fatto in modo che il gioco pirotecnico fosse pronto per fare uscire il fuoco prima che arrivasse il vento.

Poi sono arrivati i pompieri. Il comandante Thompson e i vigili del fuoco di Borrego Springs, che erano appena arrivati , hanno poi lasciato perdere tutto e si sono divertiti. E’ stato grande! Si sono divertiti a vedere come noi appiccavamo il fuoco. E’ stata un’esperienza fantastica in tutta la zona.

Ho dovuto poi portare la mia giacca in lavanderia perché era sporca di fumo (smoke) …. Avevo lo…smoking!

KEITH:

Questo episodio vorrei descriverlo come “arte distruttiva”.

7: FINALE

KEITH:

Ok, funziona, è andato bene. Io me ne vado. Ci vediamo domani. Non lo toccare (il Moog).

BONILLA:

Ok, ti prometto che non lo tocco. Ricordo quello che è successo l’ultima volta. Non ti preoccupare, ne parliamo più tardi.

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