29
Agosto
2011

Georges Auric: il postimpressionismo

Georges Auric, compositore francese, nacque a Lodève, Hérault il 15 febbraio 1899 e morì a Parigi il 23 luglio 1983.

Compose balletti, colonne sonore per film, opere vocali e strumentali.

Studiò contrappunto e fuga al conservatorio di Parigi e composizione con Vincent D’Indy alla Schola Cantorum.

Considerato un bambino prodigio, Auric scrisse la sua prima composizione a 15 anni e nello stesso anno l’opera fu pubblicata.

Entrò a far parte del “Gruppo dei Sei” , fondato da Eric Satie nel 1918.

 

 

Nel 1920, ancora studente al conservatorio, era considerato un musicista di avanguardia ed aveva già scritto diverse musiche di scena e musiche per molti balletti.

Partecipò alla composizione di poesie e altri testi di canzoni e musicals.

Nel 1923 cominciò a comporre per i balletti russi di S. Diaghilev, e poi per l’Opera.

Molte sue musiche di scena andarono perdute.

La sua prima opera che divenne famosa fu “Les facheux”.

“Les facheux” (1921), tratto da una commedia di Molière, nacque come musica di scena e si trasformò successivamente in balletto su proposta di Diagilev, il coreografo inventore dei balletti russi. Di quest’opera sono rimasti piccoli pezzi,  conosciuti da un pubblico ridotto.

 La caratteristica di questi pezzi era un anticonformismo di cui  però la grande arte in quel periodo non aveva bisogno, in quanto molto imperniata sul wagnerismo e su una concezione di musica che la guerra non aveva potuto eliminare completamente Alcuni critici considerarono il lavoro interessante ma altri invece non trovarono il contenuto dell’opera  particolarmente divertente, come si sarebbero aspettati: in realtà la musica si rivelava dissonante a sorpresa, senza alcuna allusione al folklore parigino. Inoltre non vi si trovava alcuna fresca melodia e si ritenne che  l’opera , nell’insieme esprimeva una triste malinconia che ricordava quella del circo.

Nei suoi primi lavori, contrappuntisticamente complessi e atonali,  si notano le influenze di Berg e Skryabin.

Tra le prime opere di Auric si trovano il balletto  “Les matelots” e l’opera intitolata “La reine de coeur” (la regina di cuori), del 1919, che andò perduta.

La sua attività artistica si espresse nella reazione all’eredità tardo-romantica e impressionista. Le sue opere erano concise e propense ad ironiche bizzarrie.

Rappresentative di questo sono le Sonatine per Pianoforte del 1922.

Nel 1927 scrisse un’opera di un solo atto: “Sous la masque” (sotto la maschera).

Sempre nel 1927 apportò il suo contributo in “Rondeau” ,  per il balletto per bambini “L’eventail de Jeanne”, una collaborazione tra dieci compositori francesi.

Agli inizi degli anni ’30, quando l‘artista eclettico Jean Cocteau cominciò a girare film, Auric cominciò a scrivere musiche per il cinema e da quel momento nacque una lunga amicizia e collaborazione tra i due.

La sua prima colonna sonora fu per il film di Cocteau  “Le sang d’un poète”, nel 1930.

Le  risorse principali di Georges Auric sono il music- hall, principalmente, ma anche il folklore.

 La sua musica è incisiva, robusta e ben ritmata e il suo humour si rivela più sarcastico che gaio.

 La leggerezza che caratterizza Auric non è affatto indice di un’arte superficiale. Mentre le sue musiche da commedia erano più leggere di quelle di J.Strauss o di Offenbach., allo stesso tempo scrisse anche musiche dal carattere più cupo e complesso, forse più vicine allo stile di R. Strauss  o di I. Stravinsky, come le musiche per il film horror “Dead of night”.

Auric non ha mai voluto sopprimere il lirismo e l’emozione, anzi, ha voluto ritrovarli in tutta la loro purezza ed autenticità, senza esagerazioni, in uno stile classico. Ha schematizzato il sentimento, ma senza sacrificare l’emozione a favore dell’eleganza. Rifiutava le armonie di tipo orchestrale e lo stile romantico, che considerava troppo artificioso.

Sapeva distribuire l’intera ampiezza di un’orchestra sinfonica su pochi strumenti, usandone due o tre per volta.

Molto forte fu il legame tra Auric e Cocteau, dimostrato dalle loro numerose collaborazioni, inizialmente per poesie, canzoni e musicals, poi nel campo della cinematografia.

Diversamente dallo storico della musica Emile Vuillermoz, che non apprezzava Georges Auric, Antoine Golea e Claude Rostand possono esprimere in merito dei giudizi più precisi e più obiettivi.  

In particolare Rostand ritiene Auric  “il più intelligente e colto degli uomini che si possono incontrare oggi nel mondo della musica. C’è in lui l’umanista, e l’umanesimo è raro. Auric ha pudore ed obiettività tanto come uomo quanto come artista. Ma è certamente più passionale di quanto possa mostrare”.

Questo ritegno apparente di Auric era la maschera che gli consentiva di dire a viso coperto ciò che egli aveva da dire. La sua musica non era mai inespressiva.

“Diaghilev mi apriva una strada su cui io mi incamminai volentieri. Amo il movimento, lo slancio. Amo anche ciò che è visuale. Il balletto mi ha offerto delle meravigliose occasioni. Il teatro mi dà più gioia che la forma sinfonica. E’ una debolezza aver scelto questo genere? Io non credo: io ero sincero…. Ciò che è importante in un’opera, secondo me, è il lirismo”. (G. Auric).

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